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le parole sono importanti

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L’ultimo capolavoro del marketing sportivo

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Dunque, nel novembre 2009 Federica Brignone rinuncia alla sponsorizzazione (molto sparagnina) della Regione Valle d’Aosta. Il 28 dello stesso mese, Federica sale sul podio di Coppa del Mondo ad Aspen, in Colorado, e si conferma come una delle più interessanti promesse dello sci alpino. Era la sua quinta gara in Coppa. Poi verranno Mondiali, Olimpiadi e tutto l’ambaradan.

Sabato scorso 15 gennaio La Vallée Notizie scrive (bravi, ci hanno bucato) che Federico Pellegrino ha rinunciato al marchio della Regione. Sul suo berretto il logo della Viessmann. Lo stesso pomeriggio Pellegrino chiude 2°, alle spalle del campione del mondo uscente, la Sprint di Coppa a Liberec: sul podio dopo solo cinque gare (anche lui come Brignone, coincidenza) con i grandi. Di lui, una leggenda come Marco Albarello dice: “A 20 anni fa cose che solo i campioni”. Insomma, avrà futuro. E visibilità.

Fossi l’assessore regionale al Turismo (e Sport), ecco, qualche domanda me la farei…

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Chi si rivede

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Il pezzo scritto per La Stampa di oggi (refusino compreso) sul ritorno del Gipeto in Valle d’Aosta.

Attorno a loro hanno costruito una «bolla» di sicurezza proprio come si fa per gli ospiti di riguardo, ma senza muscoli e gorilla. Sono occhi e divieti a proteggere le due coppie di Gipeti che – dicono gli esperti – stanno per mettere su famiglia nell’Alta Valle d’Aosta: una tra La Thuile e Pré-St-Didier, l’altra a Rhêmes-Notre-Dame. Evento così raro e prezioso da aver spinto la Regione a bloccare l’accesso ad una cascata di ghiaccio molto amata dagli alpinisti (a Rhêmes) e a far cambiare rotta agli elicotteri del Soccorso alpino e a quelli che portano i turisti a godersi l’eliski.
Tutte queste precauzioni non devono stupire. Il Gipeto – il più grande volatile delle Alpi grazie alla sua apertura alare che sfiora i tre metri – sta facendo ritorno con molta fatica in Valle d’Aosta da dove a inizio Novecento era stato cacciato a fucilate. L’ultimo esemplare venne abbattuto (proprio nella Valle di Rhêmes) quando correva l’anno 1913. Da allora un lungo oblio fino alla metà degli Anni 80, quando dall’Austria partì un progetto di reintroduzione della specie sull’arco alpino. A più riprese vennero liberati animali in quattro aree protette: Alti Tauri, Stelvio, Mercantour (Alpi Marittime) e Alta Savoia. E dall’Alta Savoia alla Valle d’Aosta, il passo è breve. In questi anni gli avvistamenti si sono moltiplicati, ma di nidi neppure l’ombra. Fino allo scorso anno. «La coppia che si è installata a Rhêmes – spiega Paolo Oreiller, a capo del Dipartimento fauna selvatica della Regione – aveva già deposto un uovo nel gennaio 2010, ma il pulcino (come accade alle coppie più giovani) era morto. Questa volta speriamo di essere più fortunati». A La Thuile dovrebbe essere successo lo stesso, ma non ci sono prove. La reintroduzione del Gipeto procede con lentezza anche perché la maturità sessuale arriva dopo sei anni, la stagione riproduttiva (iniziata a novembre) è lunga e delicata e non vengono deposte più di una o due uova per volta.
Ma perché hanno scelto quelle due zone? «Sembra – continua Oreiller – che il Gipeto frequenti aree con rocce calcaree soprattutto per la nidificazione. La teoria non è confermata ma un elemento della sua validità sta proprio nelle zone che queste coppie hanno scelto per i loro nidi: sono tra le pochissime in Valle che presentano roccia calcarea». Le uova dovrebbero essere deposte verso la fine di gennaio, ma le misure di protezione sono già scattate. «Il nido di La Thuile si difende da solo – spiega Oreiller – perché si trova in una zona praticamente inaccessibile. Per Rhêmes il sindaco ha emesso un’ordinanza che vieta di salire una cascata di ghiaccio vicina e abbiamo chiesto ai piloti di elicotteri di modificare le rotte. Bisogna evitare di disturbare i volatili soprattutto dopo che hanno deposto le uova». Padre e madre covano le uova 24 ore su 24 per tenerle al caldo e se, disturbati, dovessero alzarsi in volo il freddo potrebbe danneggiare lo sviluppo del pulcino (la schiusa è prevista per fine aprile). Su tutto vigilano le guardie forestali e i guardaparco del Gran Paradiso, che più volte alla settimana controllano il nido. Turisti e residenti hanno accolto bene le limitazioni. «Abbiamo scelto la trasparenza assoluta – continua Oreiller – per spiegare a tutti l’importanza dell’evento». Per il futuro c’è l’idea di coinvolgere le scuole nella conoscenza di questo nuovo-vecchio ospite e, aggiunge Oreiller, «magari di installare una webcam per controllare la situazione e mostrarla a tutti». Nella speranza che, a luglio, due nuovi piccoli Gipeto possano spiccare il primo volo tra le montagne della Valle.

E relativo boxino

Il Gipeto (Gypaetus barbatus) ha sempre avuto una grossa sfortuna: assomigliare a un’enorme Aquila. E’ per questo motivo che tra Ottocento e primi del Novecento le popolazioni alpine dichiararono guerra alla specie. Lo chiamavano «Avvoltoio degli agnelli» convinti che predasse piccoli ovini, preziosissimi in tempi grami. Invece il Gipeto è un animale necrofago. Si ciba di carcasse: della carne ma soprattutto delle ossa, che afferra e lascia cadere da grandi altezze su rocce dette frantoi per poterne così assaporare il midollo, di cui è particolarmente ghiotto. E’ un uccello molto imponente, inserito nel gruppo degli avvoltoi ma con elementi (a partire dagli artigli) che lo avvicinano ai rapaci. Gli esemplari più grandi (sia maschi sia femmine) possono raggiungere il metro e 15 centimetri di lunghezza con un’apertura alare di due metri e 80 centimetri per un peso di sette chilogrammi. E’ molto longevo: fino a 25 anni allo stato brado e addirittura 40 in cattività. Le coppie sono monogame e il loro territorio può estendersi fino a 300 chilometri quadrati a seconda dell’abbondanza di cibo.

Written by andrea chatrian

10 gennaio 2011 at 19:53