invece no

le parole sono importanti

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Ehi sono quaggiù!

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Il ridimensionamento automatico delle immagini può creare effetti surreali se si ha a che fare con il (mini) ministro Brunetta. Questa volta è capitato all’Ansa. Roba che neanche se lo fai apposta. (Grazie al sempre ottimo Stampacadabra)

Written by andrea chatrian

8 febbraio 2011 at 18:00

Pubblicato su Giornalismo, Politica

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La frase del giorno

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La verità è che la fidanzata di Berlusconi è Alfonso Signorini.

(Lele Mora all’Ansa, per ora niente link)

Written by andrea chatrian

23 gennaio 2011 at 20:46

La frase del giorno

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Dice all’Ansa il segretario regionale della Lega Nord, Sergio Ferrero:

(…) Credo che il voto di Fosson sia stato molto giusto, considerato il fatto che nel Governo, al quale egli ha dato la fiducia, c’è anche la Lega Nord che si è sempre distinta nella difesa delle Regioni autonome e del particolarismo della Valle d’Aosta.

Ehi, Sergio, sicuro di non aver dimenticato qualcosa?

Written by andrea chatrian

6 ottobre 2010 at 17:54

La frase del giorno

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E’ di Guido Rossi:

Lo scudetto 2006 non l’ho assegnato io, devono smetterla di dire queste cose.

Written by andrea chatrian

13 maggio 2010 at 18:12

“Ci vediamo in tribunale”

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Tommaso Debenedetti, il giornalista freelance messo in croce con l’accusa di aver scritto interviste false alle stelle della letteratura mondiale, deve aver passato gli ultimi mesi a rovistare negli scatoloni. E deve aver trovato quello che cercava perché dopo un silenzio che sapeva di vergogna, oggi passa al contrattacco. All’Ansa dice che ha i nastri – dice – e porterà Philip Roth in tribunale.

L’intervista a Philip Roth? Tutta vera, ‘possiedo le registrazioni audio’. Dopo le polemiche degli ultimi mesi, la smentita dello scrittore americano (che ha sostenuto anzi di non aver mai parlato con lui), le accuse di aver inventato anche molte altre interviste a scrittori celebri, da Grisham a Herta Muller, il giornalista freelance Tommaso Debenedetti torna alla carica e rilancia, confermando tutti gli scoop che ora gli vengono contestati e annunciando di aver deciso, d’accordo con il suo legale, ‘di adire alle vie legali’ nei confronti del grande narratore americano.
Non senza lanciare una frecciatina ai colleghi delle redazioni: ‘nessun caporedattore o direttore – rivela oggi il giornalista figlio di Antonio Debenedetti – mi ha mai chiesto la minima verifica riguardo alle mie fonti o ai miei contatti’.
Tutti i colloqui con gli importanti scrittori ‘dei quali mi è stata contestata la veridicità – sostiene- sono realmente avvenuti, e da me sono stati trascritti fedelmente nei ‘pezzi’ usciti sui vari giornali. Della maggior parte (compresa quella fatta a Philip Roth per Libero) possiedo le registrazioni audio che mi riservo di far ascoltare nei momenti e nelle sedi opportune onde fugare, anche a livello legale, ogni sospetto possibile sull’autenticità di essi’.
Quanto a Roth, rilancia, ‘non solo ha dichiarato il falso affermando, prima in un’intervista a Il Venerdi di Repubblica, e poi, piú diffusamente, in una conversazione apparsa sul settimanale New Yorker del 5 aprile, di non avermi mai rilasciato l’intervista uscita su Libero nel novembre 2009 e di non conoscermi (eppure varie volte era stato da me intervistato negli anni senza mai smentire!) ma ha anche detto, in termini che mi duole definire intimidatori ‘la sua carriera è finita’.
Roth – prosegue Tommaso Debenedetti – ha voluto sottolineare di non essere assolutamente deluso da Obama, come invece mi aveva detto. Prendo atto della sovrana libertà per uno scrittore di cambiare parere, e magari di voler evitare di inimicarsi un Presidente Usa che potrebbe sostenerlo nella corsa al Nobel, ma tutto questo non puó, e non deve, avvenire a danno dell’altrui lavoro e addirittura con affermazioni che, dette da una personalità ascoltata e stimata quale Roth, assumono l’inequivocabile aspetto di un feroce, definitivo ma improprio decreto di condanna’.
Da qui la decisione di procedere con le vie legali ‘che mai avrei pensato di dover mettere in atto soprattutto nei riguardi di un autore straordinario che da sempre ammiro’.
Il freelance spiega di aver fatto le interviste che gli sono state contestate ‘per pura passione professionale, ricevendo per esse (quando li ho ricevuti) compensi irrisori, dai venti ai quaranta euro per ogni intervista (nonostante si trattasse sempre di esclusive e i nomi fossero quelli di autori assai celebri)’. Anche per questo, dice, ‘ritengo che debba cessare, e puó accadere solo attraverso un trasparente iter legale, la serie ormai lunga di diffamanti accuse a mio riguardo’.

Ci sarà da divertirsi.

Aggiornamento: Il Fatto Quotidiano ha intervistato Debenedetti, ma le risposte sono piuttosto enigmatiche. Non confessa, ma quasi.

Written by andrea chatrian

27 aprile 2010 at 20:47

E a me che me ne viene?

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Dai, ormai si sa, è tutto fatto. Mancano solo le pubblicazioni di matrimonio ma gli autonomisti di governo, per le elezioni comunali di Aosta, si sono fatti sedurre dalle carinerie del Partito dell’Amore e dalla lussuria di una Lega che ce l’ha sempre più duro. Il motivo? “Un posto privilegiato per trattare a Roma” (Ego Perron, presidente Uv), “un modo per non subire” (Leonardo La Torre, n°1 della Federazione autonomista). Così l’hanno spiegato a Enrico Martinet (La Stampa, 31 marzo). Tradotto: è questione di soldi. Solo che pare brutto metterla giù così e allora bisognerà “trovare profonde motivazioni sul piano politico” (Rudi Marguerettaz, segretario della Stella alpina). Buona fortuna. In un editoriale sul Peuple, rilanciato anche dall’agenzia Ansa, ci prova Ego Perron ribadendo il discorso fatto il giorno prima con La Stampa:

(…) Una delle parole che circolano di più nei commenti dei leader politici nazionali è “ora è arrivata l’ora delle riforme”. Una delle prossime riforme che riguarderà le regioni sarà il federalismo fiscale, espressione che si usa sovente e di cui pochi conoscono il vero significato. Dopo ci saranno tutte le altre riforme, quel profondo e radicale processo che ridisegnerà radicalmente la repubblica italiana, le regioni, gli organi costituzionali, per esempio il famoso Senato federale». «All’interno di questo processo noi pretendiamo come Valle d’Aosta di essere  presenti, di partecipare alla discussione, di sederci al tavolo per far valere le nostre ragioni, di portare le nostre motivazioni, le nostre idee, di parteciparvi in qualità di protagonisti e non di subire le decisioni»

A leggerlo in filigrana, l’accordo è un Cavallo di Troia. Offrire Aosta per entrare nella stanza dei bottoni a Roma e lì provare a controllare da vicino (in altre parole, annacquare) la nascita di quel federalismo che Bossi dice di voler rilanciare (ma quasi 15 anni di governo a che sono serviti?). E tutto in fondo per proteggere con le unghie e con i denti una rendita di posizione, perché se il modello Valle d’Aosta venisse esteso alle altre regioni sarebbe difficile continuare a vedere garantito lo stesso fiume di denaro che, puntuale come un assegno di mantenimento, arriva da Roma. Non c’è nessuna scintilla nella parole di Perron, non c’è prospettiva, non c’è visione di insieme. Manca la Politica. C’è solo un catenaccio che neanche il Trap. Il puntorossonero parla di darwinismo applicato, cambiare per sopravvivere. E nel gioco della torre, al momento di scegliere se salvare la storia o la cassaforte è stata preferita la seconda. Per carità – e questo è un discorso moooolto più generale – gli ideali non si mangiano, a lungo andare puzzano e vanno aggiornati, ma una politica che li dimentichi (o li sacrifichi) con troppa facilità perde forza e si chiude su se stessa. Muore. Non si può ridurre tutto al compromesso e alla realpolitik.

La “svolta” è dunque, prima di tutto, culturale: è l’affermazione cinica e spudorata dell’egoismo localista, senza neppure più l’antico mantello della “battaglia di libertà”, quel tocco di ipocrisia che serve a salvare la forma. L’abbraccio con la Lega – prima ancora che con Berlusconi – a questo punto è la naturalissima conseguenza della scelta di difendersi da tutto ciò che è altro, dalla novità, dall’evoluzione. Leggetevi questo bel post di Giovanni (a cui prendo in prestito il titolo) su che cosa sia davvero la filosofia di fondo del Carroccio. Io ci vedo similitudini interessanti con quanto sta succedendo qui.

C’è poi, credo, anche una chiave di lettura tutta interna al Leone. L’operazione di allearsi con il partito di plastica è infatti la definitiva affermazione del dominio assoluto di Augusto Rollandin sull’Uv e i suoi satelliti: l’Imperatore è sempre stato più vicino al centrodestra, in contrapposizione alla corrente viériniana più “socialdemocratica” ma ormai estinta. Il fatto che questo sia il secondo tentativo a stretto giro di boa (dopo l’apparentamento con gli azzurri per le Europee, bocciato dagli elettori), dimostra ostinazione nel voler imporre un preciso disegno politico. Ma d’altronde “ora o mai più” visto che la partita si gioca solo ad Aosta e in condizioni molto più favorevoli rispetto al 2009: la fronda degli Intransigenti (quelli che fanno i difficili e ancora si richiamano all’antifascismo come radice dell’Uv) è forte nelle vallate ma non nel borghesissimo capoluogo, da anni molto più sensibile sia agli scenari nazionali sia all’appeal del centrodestra. Il soffio della valanga padana potrebbe arrivare potente in città e condurre finalmente in porto il progetto lanciato un anno fa dal vertice rossonero. Una volta presa Aosta, la strada sarebbe aperta. Con un’alleanza forte nel centro più importante sarebbe poi molto facile proporre per le Regionali 2013, a un elettorato ormai abituato alla coesistenza, lo stesso asse autonomisti-destre. Senza contare la possibilità di un immediato appoggio esterno del Pdl in Consiglio Valle. Et voilà! Non tutti, all’interno del partito rossonero, hanno preso bene tanta veemenza nello spostamento dell’asse di governo. Come Luciano Caveri, che dal suo blog tuona (contro la forma per colpire la sostanza):

(…) In passato – con le complicate procedure previste da modelli democratici – si sceglieva la linea politica e poi si facevano gli editoriali, ma si vede che sono démodé perché oggi si indica la linea prescelta sul giornale di partito e gli organi statutari ne discutono ex post, tipo mettere il timbro postale su di una lettera già scritta. È il decisionismo, ragazzi.

Comunque fate quello che volete, basta che poi diate un assessorato a E. V.. Anche solo per lo spettacolo in aula.