invece no

le parole sono importanti

Popoli fratelli

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Herr Landeshauptmann Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano, ha annunciato che non festeggerà il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: i sudtirolesi si sentono austriaci, non italiani e dunque ciccia. ‘Fanculo Cavour, il Risorgimento e Roma capitale.

Sarebbe interessante sapere cosa pensano di questa ennesima idiozia crucca gli autonomisti valdostani. Quelli che ogni occasione è buona per citare il modello altoatesino, quelli che – in maggioranza come all’opposizione – appena possono lanciano le tirate sui “peuples frères” rispolverando tutto l’armamentario delle radici francofone per marcare la diversità anche etnica rispetto al resto del Paese.

P.S. Intanto la posizione di Durnwalder ha fatto scoppiare un casino politico. Qui il durissimo editoriale dell’Alto Adige.

Aggiornamento/1: Ha parlato il presidente del Consiglio regionale valdostano, Alberto Cerise: “L’Italia e’ nata in Valle d’Aosta, Piemonte e Savoia e quindi partecipiamo alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unita’ d’Italia con la presenza anche, in autunno, del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ho personalmente invitato per l’anniversario (…). Nessun valdostano penso possa sentirsi francese.

Aggiornamento/2: E’ intervenuto anche l’ex presidente Luciano Caveri: “(…)Partecipare a qualunque tipo di festeggiamento ha senso dunque per capire meglio la nostra storia e, per quel che mi riguarda nella logica di giuramento di fedeltà alla Costituzione e allo Statuto, per rimarcare come l’opzione federalista (quella vera e non i “tarocchi”), nel passato come oggi, sia l’unica vera alternativa ad un traballante Stato unitario. Altrimenti ci sarebbe poco da festeggiare”.

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3 Risposte

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  1. L’Italia sta al Südtirol come la Finlandia al Marocco! L’iniziativa di Dürnwalder puo’ apparire idiota solo a chi non conosce l’Alto Adige. Consiglio, senza facili ironie visto il momento terribilmente serio che sta vivendo la penisola, un giretto in Val Pusteria, potrebbe rendere l’idea di quanto sia lontana l’Italia da quelle montagne. La separazione etnica prevista dall’ordinamento altoatesino ha rafforzato le radici piantate da Andreas Hofer per un Tirolo unito, mezzo secolo prima del tentativo di quella che i libri di storia chiamano Unità d’Italia! Nel 1994 ho avuto il privilegio di conoscere Christian Waldner, un vero figlio del Tirolo, fino al giorno del suo assassinio, lui mi ha fatto scoprire il Südtirol dei montagnards, staccato dallo speck, Messner e i Loacker’s. Anche la storia recente della politica altoatesina è caratterizzata da spinte recenti per “separarsi” dall’Italia e “riunirsi” al Tirolo. Il numero degli Stati nel Mondo è raddoppiato negli ultimi 15 anni, non sarà la “corazzata” (?) italiana a fermare le istanze indipendentiste dei suoi popoli. Veniamo alla Vallée, le spinte indipendentiste sono state mitigate dal “meglio l’autonomia che l’indipendenza”. Questo comporta un approccio meno violento e più diplomatico alla questione. Non bisogna pero’ dimenticare che i recenti 10/10 del riparto fiscale sono un risultato storico ed unico, che di fatto riconoscono alla Vallée un’autonomia avanzata sotto il profilo fiscale. Rimane l’autonomia impositiva, arriverà anche quella. Mi scuso se ti ho tediato con un post forse troppo lungo, ma l’occasione che hai presentato era troppo ghiotta. Prendila come un modo personale di vedere le cose, ma soprattutto di sentirle, con ormai tanti capelli grigi sul capo. Cordialmente, Paolo

    Paolo Linty

    8 febbraio 2011 at 21:32

    • Innanzitutto grazie del contributo, Paolo, ho molto apprezzato e ti prego di tornare a far sentire la tua voce da queste parti. Il mio post era volutamente provocatorio. Soprattutto nei confronti di quegli autonomisti mezzetacche (dall’Uv all’Alpe), che rivendicano di continuo una diversità etnica e culturale del “popolo valdostano” – uso le virgolette perché io non ci credo affatto – ma non hanno il coraggio di spingere a fondo la loro azione (come seppur sbagliando ha fatto il tizio di cui si parla). Quelli che fanno i diversi, ma poi stanno ben bene accoccolati nel sistema che li (ci) rende ricchi; e “meglio l’autonomia che l’indipendenza” mi sembra tanto un ragionamento paraculo. Perché sanno anche loro, come tutti, che la diversità valdostana se mai è esistita si è diluita nel tempo fino a diventare mito e leggenda. E non do giudizi di merito, se sia cosa buona o cattiva. Le società mutano, la nostra ha preso la “via italiana” e amen. Io – ammetto – non credo nelle ragioni dell’autonomismo in sè né tantomeno nella validità dell’autonomia valdostana così come venne impostata nel Dopoguerra proprio perché, ora, è superata dagli eventi e da scelta politica motivata si è trasformata in un privilegio imbarazzante. Non siamo più minoranza francofona e non mi sembra di dire una bestemmia, lo dice anche la Fondazione Chanoux. Dobbiamo stare attaccati agli eventi del XVI secolo o possiamo fare un passo avanti e ridefinire un’identità, cercare qualcosa di vivo piuttosto che accanirci sui cadaveri? Io non ho dubbi. Intendiamoci, sono molto fiero di essere un valdostano, cerco di vivere le tradizioni del mio paese e spero un giorno di tramandarle però mi sembra che qui stiamo prendendo in giro noi stessi e il resto d’Italia. Ma scusa, mi sono lasciato prendere la mano, che questi discorsi mi piacciono molto… Per tornare a Durnwalder, resto convinto che la sua sia un’idiozia. Perché le istituzioni sono una cosa seria, anche se in Italia non siamo più abituati. E chi governa è rappresentante di tutte le istanze, in questo caso quelle dei crucchi e quelle degli italiani. Ci vuole equilibrio, specie in una situazione come quella altoatesina dove c’è davvero una tensione etnica e parole e comportamenti pesano il doppio.

      andrea chatrian

      10 febbraio 2011 at 00:40

  2. Sai Andrea, sono sette anni che son partito, prima per il Belgio poi per la Francia, dove oggi vivo. Lavoro per la mia Regione, nel senso che cerco di dare tutto cio’ che posso per farla conoscere al grand public. Se partiamo da un mero dato fisico (grandezza territorio, numero abitanti ecc) potremmo definirci una scorreggia nello spazio… Invece non è cosi’. La mondializzazione e la globalizzazione hanno spinto verso il basso tutti i cittadini del mondo. Gli stati nazionalisti, come la Francia, hanno pagato caro questo spianamento. L’insediamento dei grandi ipermercati nelle periferie francesi è una prova tangibile, tutto è prodotto su scala industriale o semi-industriale (per trovare un reblochon fermier oggi devi proprio applicarti bene…). In questo mondo, in questa Europa, dove si vive schiacciati verso il basso, una realtà come la Nostra spicca. Spicca con le sue grandezze ed i suoi limiti, con il suo ambiente, le sue cime, i suoi castelli, i monumenti romani e il suo francese. Piace perchè siamo fieri delle nostre mucche, attenti al territorio, perchè parliamo francese, perchè le nostre istituzioni lo utilizzano da ben prima di quelle di Parigi (sembrerà strano ma è cosi’), perchè Napoleone è stato fermato dal Forte di Bard, perchè quando dici loro che esistono anche due lingue pangermaniche ti chiedono da quale pianeta sei sceso. Veniamo al 2011 adesso, hai ragione, occorre guardare al presente e al futuro. L’autonomia ha permesso a tutti i valdostani di conseguire un livello di vita che si colloca ai primi posti in Europa, non solo in Italia. Possiamo stare a discutere fino a domani per dire che si poteva fare meglio, che si son buttati dei soldi in Dora ecc ecc. Resto positivo per il futuro, non tanto per i 10/10 dei quali ti ho parlato nell’altro post, quanto per il fatto che la Vallée è un immenso serbatoio di energia pulità e oggi come domani l’energia sarà sempre più la base che regge ogni economia. L’auspicio che esterno sul tuo blog, ma che invio a chi ci governa, è che arrivi presto il giorno in cui saranno i cittadini valdostani a poter profittare di questa energia. Quello che io trovo veramente inaccettabile oggi è che la produzione di energia elettrica in VdA si avvicina ai 3 miliardi di Kwh per anno, ne consumiamo poco più di 500 milioni e per scaldare le ns case dobbiamo comprar petrolio. Altro che Ruby, questo si’ che è duro da mandar giù! Come ti dicevo resto positivo, la scalata a Cva è riuscita, ora parte quella a Deval, chissà che tra qualche anno anche questo mio sogno prenderà sostanza… Tornero’ volentieri sul tuo blog, mi piace discutere su pagine non allineate, dove si incrociano idee diverse. Un salutone,
    Paolo

    Paolo Linty

    10 febbraio 2011 at 11:17


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